Congresso mondiale a Berlino per salvare le fiabe nell'era di Internet e dei computer
È tempo di salvare le fiabe.
Salvarle dall'onnipotenza della tv, di internet e dei videogiochi, per salvare i buoni sentimenti
ma ancor più la fantasia dei bambini, e quindi le capacità intellettive degli adulti di domani.
È il programma ambizioso e allegro che si pongono i Maerchentage, il congresso internazionale
sulle favole apertosi giovedì scorso a Berlino.
Giunto alla sua 15ma edizione, l'incontro mondiale delle fiabe e dei loro narratori quest'anno
si tiene alla grande: celebra i duecento anni dalla nascita di Hans-Christian Andersen.
Madrina d'eccezione, quale personaggio quasi fiabesco ma in carne ed ossa, la granduchessa
Maria Teresa del Lussemburgo.
Congresso in riunione fino al 20 novembre, oltre mille spettacoli e performances sparsi tra centri
per l'infanzia, sale di concerto, parchi teatri e cinema. Con i vip della cultura e della politica
che si mobilitano: dalla Deutsche Symphonie-Orchester Berlin che offrirà L'usignolo,
la favola trasformata in musica da Igor Stravinskij, all'orchestra della radio di Berlino Ovest
che proporrà letture di fiabe di Andersen intervallate da musica classica.
Fino alle performances di giovani artisti, che nella Heilig-Kreuz-Kirche di Kreuzberg,
il quartiere multiculturale, turco e alternativo simile a Notting Hill, trasformeranno in musical
la Principessa sul pisello e il Brutto anatroccolo.
Per finire con lo straordinario "Viaggio nelle ombre del mondo fiabesco di Andersen",
una serie di spettacoli e letture di fiabe organizzati nella Max-Liebermann-Haus da musicisti e letterati
insieme a bambini.
"Le fiabe ci aiutano a difendere la nostra lingua - spiega Silke Fischer, la quarantenne -
cresciuta nella Ddr, poi fuggita nell'Occidente, sogno e fiaba dell'est di allora -
che ha organizzato il congresso.
Ogni lingua è un veicolo ricco d'espressioni e valori, e spesso dimentichiamo che molte fiabe
sono importanti opere letterarie". La fiaba dei grandi autori, da Andersen ai Grimm,
e le fiabe popolari tramandate da secoli, da genitori a figli, sono il messaggio che il congresso
vuole tramandare.
Le fiabe con il bene che si batte contro il Male e vince, le fiabe con eroi quali la Sirenetta
e piccoli, goffi personaggi come il Brutto Anatroccolo.
Le fiabe con i loro archetipi che Jung lodò quali continuità
di riferimenti etici attraverso le epoche.
La cultura televisiva e internettiana invade il mondo dell'infanzia, lo riduce ad automatismi emotivi
dannosi per la crescita, notava pochi giorni fa uno studio dell'università di Ulm.
I bambini che vedono meno tv, che sono meno tossicodipendenti dai giochi online,
dai gameboy o dai videogames, quei bimbi cui i genitori insegnano ad amare le care vecchie fiabe,
sviluppano non solo fondamenti etici più seri, ma anche più creatività, capacità
di usare meglio il cervello: secondo quel rapporto, hanno più speranze di riuscire nelle
università migliori.
"Vendere sogni, desideri, speranze, è la maggior parte del mio lavoro",
confessa Frau Fischer, che lancia una caccia ai grandi sponsor per il rilancio della fiaba.
"Anche Andersen era bravissimo a conquistare mecenati, e questo non danneggiò la sua creatività".
Il nuovo trend s'impone al teatro e al cinema.
La regista Doris Doerrie ha realizzato "Il pescatore e sua moglie", ispirato al "Rombo" di Guenter Grass.
La riscoperta della voglia di fiabe, dice Wolfgang Hohlbein, spiega il successo delle opere di fantasia
moderne, da Harry Potter alla Storia infinita: "Oggi che abbiamo più libertà, e quindi
anche più possibilità di scegliere la direzione sbagliata, fare i conti con i valori morali
delle fiabe è più necessario che mai".